Inclusione scolastica: un percorso in 9 tappe per accogliere davvero ogni alunno
L'inclusione è un percorso che richiede consapevolezza, intenzionalità e azione. Non basta "aprire le porte": serve creare spazi in cui ognuno possa sentirsi visto, ascoltato e valorizzato. In questo post esploriamo le diverse fasi del processo di inclusione, dal primo contatto alla piena partecipazione, per capire come tradurre i principi dell’inclusione in strategie efficaci e misurabili.
🔎La prima fase di tale processo consiste nella "Valutazione diagnostica": rappresenta un momento fondamentale per comprendere i bisogni, le risorse e le potenzialità della persona da includere.
Cosa significa, in pratica?
È un'analisi iniziale che ha l’obiettivo di raccogliere informazioni complete e dettagliate su vari aspetti della persona:
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Cognitivi: come apprende, quali sono le sue capacità, i suoi punti di forza e le aree da potenziare.
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Relazionali ed emotivi: come si rapporta agli altri, come gestisce le emozioni, se ha vissuto situazioni che influenzano il suo comportamento.
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Ambientali e culturali: da dove viene, quali sono i suoi riferimenti culturali, la lingua madre, le abitudini, il contesto familiare o sociale.
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Eventuali diagnosi cliniche: se ci sono certificazioni (come DSA, disabilità, BES) che devono essere considerate per costruire un percorso adeguato.
Tipologie di assistenza che si possono attivare
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Insegnante di sostegno: una figura specializzata che lavora in coprogettazione con gli altri docenti per adattare la didattica ai bisogni dell’alunno.
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Assistente all'autonomia e alla comunicazione: che supporta lo studente in ambiti non strettamente didattici, come la cura della persona, la mobilità, la comunicazione alternativa o aumentativa (CAA).
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Educatori professionali: (in contesti particolari o progetti integrati con i servizi sociali o sanitari).
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Ausili e tecnologie: strumenti tecnologici o materiali specifici per facilitare l’apprendimento e la comunicazione.
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Adattamenti ambientali: modifiche agli spazi (banchi, aule, accessibilità fisica) per permettere la piena partecipazione.
L'attivazione dell'assistenza necessaria è un passaggio operativo ma fondamentale all'interno del processo di inclusione scolastica. Non basta accogliere uno studente con disabilità: è indispensabile garantirgli, fin da subito, tutto il supporto di cui ha bisogno per partecipare pienamente alla vita scolastica.
Il primo passo è solitamente la richiesta formale dell'assistenza, che viene presentata dalla scuola in accordo con la famiglia. Questa richiesta si basa sulla documentazione clinica dell’alunno, come la certificazione di disabilità, ed è ciò che permette di attivare le risorse adeguate.
A seconda del tipo di supporto richiesto, entrano poi in gioco i diversi enti preposti: il Comune (per assistenza materiale o personale), l’ASL (per interventi sociosanitari), e l’Ufficio Scolastico (per l’assegnazione del sostegno didattico). Il coordinamento tra scuola, famiglia e istituzioni è quindi essenziale per costruire una rete efficace.
Un aspetto cruciale di questa fase è la tempestività. L’assistenza deve essere attivata idealmente prima dell'inizio dell'anno scolastico, o comunque nelle primissime settimane. Ritardi burocratici o mancanza di coordinamento rischiano di compromettere l'intero processo inclusivo, lasciando l'alunno in una situazione di svantaggio proprio nei momenti più delicati dell'inserimento.
🔎La quinta fase riguarda l'accoglienza e osservazione: questa fase coincide con l’ingresso concreto dell’alunno nella scuola e rappresenta molto più di un semplice "primo giorno". È l’inizio della costruzione della relazione educativa, ed è fondamentale per favorire un clima di benessere, fiducia e appartenenza.
L'accoglienza va preparata e curata. Ciò significa predisporre un ambiente favorevole, coinvolgere i compagni, informare e coordinare i docenti e gli operatori. Tutti devono sapere cosa aspettarsi e come contribuire a rendere l'ingresso dell'alunno il più sereno possibile. Anche piccoli gesti, come presentare con delicatezza il nuovo compagno alla classe, o prevedere attività inclusive nei primi giorni, possono fare una grande differenza.
Contemporaneamente, si avvia una fase di osservazione attenta e strutturata. In questo periodo, i docenti e le figure di supporto monitorano vari aspetti del funzionamento dell’alunno:
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Come si orienta negli spazi scolastici?
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Come comunica?
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Quali sono i suoi tempi di attenzione, le sue modalità di apprendimento, le sue reazioni sociali?
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Ci sono situazioni che lo mettono in difficoltà o che lo aiutano a esprimersi meglio?
Queste osservazioni sono fondamentali per integrare le informazioni raccolte nelle fasi precedenti e per adattare concretamente la didattica e l’organizzazione. In altre parole, servono a conoscere davvero l’alunno nella pratica quotidiana, al di là delle carte e delle diagnosi.
In questa fase, l'atteggiamento più importante è quello dell'ascolto attivo: della persona, della famiglia e di tutti coloro che, ogni giorno, interagiscono con lui.
🔎La sesta fase riguarda la progettazione degli interventi: questa è una fase centrale; è qui che tutto ciò che è stato raccolto e compreso finora si traduce in un piano d'azione concreto, condiviso e mirato.
La progettazione ha lo scopo di organizzare il percorso educativo dell'alunno, tenendo conto delle sue caratteristiche, dei suoi bisogni, ma anche delle sue potenzialità e degli obiettivi a medio e lungo termine.
A seconda del tipo di bisogno educativo, la progettazione si traduce in documenti ufficiali, come:
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PEI (Piano Educativo Individualizzato): per alunni con disabilità certificata, redatto in collaborazione con famiglia, scuola e servizi sociosanitari.
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PDP (Piano Didattico Personalizzato): per alunni con DSA o BES, spesso predisposto a livello scolastico.
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Progetti specifici: su autonomia, socializzazione, uso di strumenti tecnologici, ecc...
Significa raccogliere e analizzare informazioni su diversi aspetti:
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Progresso negli apprendimenti: l'alunno sta raggiungendo gli obiettivi previsti nel PEI o nel PDP? Sta acquisendo nuove competenze?
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Benessere personale e relazionale: è sereno a scuola? Partecipa? Ha legami con i compagni?
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Funzionamento degli strumenti e delle risorse: gli interventi messi in campo sono adeguati? L'assistenza è efficace? Gli strumenti compensativi sono utili?
Il monitoraggio avviene sia attraverso osservazioni quotidiane, sia tramite verifiche programmate, colloqui tra docenti, riunioni con la famiglia e incontri con i referenti dei servizi.
🔎L'ottava fase è la verifica: è un'analisi strutturata del percorso inclusivo svolto nel corso dell’anno o di un periodo significativo. Si valuta l'efficacia degli interventi messi in campo e il grado di partecipazione, apprendimento e benessere raggiunto dall'alunno. Ma non solo, si valuta anche l'efficacia del contesto scolastico, degli strumenti usati e della collaborazione tra le figure coinvolte.
La verifica può avvenire attraverso l'osservazioni strutturate e informali, colloqui con la famiglia e con l'alunno (se possibile), schede di valutazione, documentazione del PEI/PDP, incontri del GLHO (Gruppo di Lavoro per l’Handicap Operativo) per la revisione del PEI.
🔎La nona ed ultima fase fa riferimento alla riprogettazione: la riprogettazione non è semplicemente una "riscrittura" del PEI o del PDP, è un processo di riflessione e rinnovamento, in cui si ridefiniscono obiettivi, strategie e modalità di intervento alla luce dei risultati ottenuti e dei cambiamenti avvenuti. E' necessaria perché l'inclusione non è mai un percorso lineare o statico. L’alunno cresce, cambia, acquisisce nuove competenze o può manifestare nuovi bisogni. Allo stesso tempo, cambia anche il contesto scolastico: nuovi insegnanti, compagni, ambienti, strumenti. La riprogettazione serve proprio ad adattare il progetto educativo a questa evoluzione.
Il processo di inclusione non è un insieme di azioni isolate, ma un percorso strutturato, continuo e dinamico, che mette al centro la persona e non solo la sua disabilità. Dalla valutazione iniziale fino alla riprogettazione, ogni fase è un tassello fondamentale per costruire un ambiente scolastico capace di accogliere, valorizzare e far crescere ogni alunno nella sua unicità.
Promuovere una reale inclusione significa lavorare in rete, osservare con attenzione, progettare con cura e avere il coraggio di rivedere e migliorare costantemente. È un impegno collettivo che richiede competenze, sensibilità e visione.
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Prof Giuliana
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