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Compiti e crisi quotidiane: come aiutare i figli a diventare autonomi senza litigare

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Succede in moltissime case, quasi ogni pomeriggio. Li chiami per fare i compiti, arrivano sbuffando, si siedono davanti al quaderno… e dopo pochi minuti parte la frase che conosciamo bene: “Ma io non so cosa devo fare.” A volte non hanno segnato i compiti sul diario. A volte non ricordano cosa hanno fatto in classe. Altre volte sembrano completamente disorientati, come se la scuola fosse terminata lì, sulla soglia dell’aula. E allora scatta il nervosismo: “Possibile che non ti ricordi niente?” “Te l’ho detto mille volte di segnare i compiti!” Ma fermiamoci un attimo. Questa difficoltà non nasce quasi mai da svogliatezza o da cattiva volontà. Nella maggior parte dei casi, è il segnale che l’autonomia non è ancora stata costruita , ma solo richiesta. L’autonomia non è innata: si impara Spesso pensiamo che, a una certa età, i bambini “dovrebbero” sapersi organizzare da soli. In realtà, nessuno nasce sapendo: gestire il tempo, pianificare un lavoro, ricordare consegne, partire ...

Quando in casa volano urla: cosa succede nei bambini che vivono in un ambiente conflittuale

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Ci sono case in cui il silenzio pesa più di mille parole, e altre in cui le parole diventano lame che tagliano l’aria. In alcune famiglie i litigi sono all'ordine del giorno: discussioni accese, urla, porte sbattute, oggetti lanciati, sguardi carichi di rabbia o di disprezzo. E in mezzo, spesso invisibile, c’è un bambino che osserva, ascolta, trattiene il respiro. Non serve che ci sia violenza fisica perché un bambino soffra: la conflittualità continua, le tensioni irrisolte e le parole ostili lasciano ferite silenziose, difficili da vedere ma profondamente reali. Il mondo interno del bambino Quando un bambino cresce in un ambiente dove i genitori litigano spesso, il suo cervello e il suo cuore si mettono in allerta. È come se vivesse costantemente in un piccolo stato di emergenza: non sa quando arriverà la prossima “tempesta” , ma sa che arriverà. 1. Vivere in allarme Il corpo reagisce come se fosse in pericolo: il battito accelera, i muscoli si tendono, l’adrenalina sale. Ne...

Cosa succede ai ragazzi dopo la comunità? Preparare un progetto di vita oltre la maggiore età

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Quando un ragazzo entra in comunità, trova un ambiente che, nella maggior parte dei casi, rappresenta un rifugio: un luogo sicuro, accogliente, protetto. È uno spazio in cui non mancano figure adulte di riferimento, regole chiare, una quotidianità scandita da ritmi rassicuranti e la possibilità di ricevere cure e attenzioni che spesso erano mancate in famiglia. Ma la comunità non è per sempre. Una volta raggiunta la maggiore età, il ragazzo deve lasciare quel luogo. E qui inizia il vero problema: cosa succede quando si chiude la porta della comunità e si apre quella del “ mondo reale ”? Molti di questi giovani, purtroppo, non hanno nessuno ad attenderli fuori. Oppure si ritrovano costretti a tornare proprio in quegli ambienti familiari da cui erano stati allontanati: contesti tossici, disfunzionali, a volte persino pericolosi. Il rischio è enorme: sentirsi persi, soli, senza strumenti, senza prospettive. Alcuni finiscono per ricascare nelle stesse abitudini dannose del passato, tra s...

Il valore dell’errore nell’apprendimento: da ostacolo a risorsa

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Quando parliamo di scuola, l’errore è spesso visto come un nemico da evitare a tutti i costi. Per molti bambini (e non solo) sbagliare significa fallire: prendere un brutto voto, deludere l’insegnante o i genitori, sentirsi meno bravi degli altri. Ma se ci fermiamo a riflettere, ci accorgiamo che senza errori non si impara. L’errore è una tappa inevitabile del percorso di crescita ed è proprio attraverso lo sbaglio che si costruiscono conoscenze più solide e durature. L’errore come parte del processo La pedagogia e la psicologia dell’apprendimento ci insegnano che l’errore non è un fallimento, ma un segnale prezioso. Indica dove si trova il bambino nel suo percorso di conoscenza e quali passaggi deve ancora interiorizzare. Jean Piaget parlava di conflitto cognitivo : quando il bambino si accorge che qualcosa non torna, nasce in lui la necessità di cercare nuove soluzioni. In questo modo lo sbaglio diventa la molla che spinge ad affinare le strategie, a rivedere i ragionamenti, ad all...

Asacom: il diritto all’inclusione non può essere ridotto

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A Caltanissetta l’anno scolastico è iniziato nel peggiore dei modi per molti bambini e ragazzi con grave disabilità. Le famiglie hanno ricevuto la comunicazione che le ore degli Assistenti all’Autonomia e alla Comunicazione (Asacom) sarebbero state ridotte. Un genitore denuncia: «Mio figlio aveva 15 ore previste dal PEI, ma il Comune ne ha concesse solo 5. Siamo costretti a rivolgerci a un avvocato per far valere un diritto sancito dalla legge». Non si tratta di un problema secondario: qui si mette in discussione il diritto allo studio, alla dignità e all'inclusione. Chi sono gli Asacom e cosa fanno davvero Spesso questa figura non è conosciuta da tutti, ma nelle scuole è essenziale. L’Asacom non “aiuta” genericamente: sostiene la comunicazione , soprattutto per chi utilizza linguaggi alternativi o ausili specifici; favorisce l’autonomia del bambino o del ragazzo nei gesti quotidiani e nelle attività scolastiche; è un ponte tra l’alunno, i compagni e i docenti , rende...

BES temporanei: cosa sono e come supportarli in classe

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Quando parliamo di BES – Bisogni Educativi Speciali – è quasi immediato pensare a certificazioni, diagnosi e categorie ben precise. Ma non sempre è così. Ci sono alunni che, pur non avendo una disabilità o un disturbo specifico dell’apprendimento, possono attraversare un momento della loro vita in cui hanno bisogno di attenzioni particolari. Anche solo per un periodo limitato. Le tipologie di BES La scuola italiana riconosce ufficialmente tre grandi categorie di BES: Disabilità : alunni certificati ai sensi della Legge 104/92. Disturbi specifici di apprendimento (DSA) e altri disturbi evolutivi specifici : con diagnosi ai sensi della Legge 170/2010 (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia). Svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale : legato a difficoltà familiari, condizioni economiche precarie, lingua madre diversa dall’italiano, percorsi migratori complessi. Accanto a queste categorie più “stabili”, c’è però un’altra realtà meno evidente ma altrettanto imp...

Ritorno a scuola senza ansie: 5 consigli per accompagnare i bambini al rientro dopo le vacanze

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L’altro giorno ho detto ai miei figli che tra poco ricomincerà la scuola. Le loro reazioni non avrebbero potuto essere più diverse: il grande ha sorriso, felice di rivedere i compagni; il piccolo invece si è messo a piangere, chiedendo di restare a casa con me. Questa differenza mi ha fatto riflettere: ogni bambino vive il rientro a scuola in modo unico. Per alcuni è un momento atteso e carico di entusiasmo, per altri invece è fonte di ansia, tristezza o paura di separarsi dai genitori. Ecco quindi 5  consigli pratici per rendere più dolce il rientro a scuola , senza traumi e con la giusta dose di serenità: 1. Parlare insieme del rientro Anticipare ciò che accadrà aiuta i bambini a sentirsi più sicuri. Raccontiamo loro come sarà la giornata, ricordiamo i momenti belli dell’anno precedente e incoraggiamoli a condividere paure ed emozioni. 2. Riprendere poco a poco la routine Dopo tante settimane di libertà, tornare a svegliarsi presto non è facile. Gradualmente, qualche giorno p...

Educazione emotiva: la materia che manca a scuola

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Nelle nostre scuole i bambini imparano presto a leggere, scrivere e fare i conti. Ma chi insegna loro a leggere dentro di sé? Chi offre strumenti per dare un nome a quella rabbia che monta quando un compito non riesce o a quella tristezza che compare senza motivo apparente? La verità è che l’educazione emotiva è ancora la grande assente nei programmi scolastici. Cos’è l’educazione emotiva? L’educazione emotiva è il percorso attraverso cui bambini e ragazzi imparano a riconoscere, esprimere e gestire le proprie emozioni. Non si tratta di una “materia in più”, ma di una competenza trasversale che tocca ogni aspetto della vita scolastica e personale. Daniel Goleman , psicologo e autore che ha reso famoso il concetto di intelligenza emotiva , sostiene che il successo nella vita dipende in gran parte dalla capacità di comprendere se stessi, di relazionarsi in modo empatico con gli altri e di gestire emozioni difficili. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, già negli anni ’90, aveva inser...

Paura di cambiare, paura di fermarsi: educarsi alla flessibilità

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Un po’ di ritmo regolare fa bene… ma per qualcuno è ossigeno, mentre per altri è una gabbia. Ci sono persone che, quando la loro routine si spezza, vanno in tilt: si sentono perse, disorientate, a volte con veri e propri stati d’ansia. E poi ci sono quelle che, al contrario, nella routine si sentono intrappolate: vivono con la costante ricerca di stimoli, cambiamenti, nuove sfide che accendano l’adrenalina. Questi due modi opposti di vivere il tempo e gli imprevisti hanno radici profonde, che partono dal nostro temperamento e dal nostro stile di adattamento al mondo. 1) Le “ancore” della routine Che cosa succede Per alcune persone, la prevedibilità è una base sicura: riduce il carico cognitivo, abbassa l’ansia e dà senso di controllo. Quando l’agenda salta, il cervello va in allarme (“non so cosa aspettarmi”) e compaiono disorientamento, irritabilità, fino a veri e propri picchi d’ansia. Segnali tipici Programmano molto in anticipo, faticano a “improvvisare”. Si aggrappano a orar...

Dentro il mondo degli "incel": chi sono, come riconoscerli, cosa fare

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Negli ultimi anni, diversi episodi di violenza hanno portato alla luce una realtà sommersa, fatta di rancore, misoginia e isolamento sociale. Tra i casi internazionali più noti c’è quello di Elliot Rodger , un giovane americano che nel 2014 ha ucciso sei persone prima di togliersi la vita. Il suo gesto era motivato da un forte odio verso le donne, esplicitato in un manifesto che lo ha reso una figura di riferimento per la comunità online degli incel . Anche in Italia il fenomeno ha mostrato il suo volto più drammatico. Nel luglio 2024, Sara Campanella , studentessa di 30 anni, è stata brutalmente uccisa a coltellate da un ragazzo conosciuto online. Il movente sembra affondare le radici proprio nella logica incel : il ragazzo si dichiarava escluso dalle relazioni affettive e sessuali e manifestava un profondo rancore verso le donne. Un caso che ha scosso l’opinione pubblica e acceso i riflettori su un fenomeno ancora troppo poco conosciuto. Chi sono gli incel Incel significa “involunta...