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Il Burnout dei docenti a scuola: come comprenderlo e prevenirlo

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Ci sono momenti in cui insegnare sembra non bastare più. Momenti in cui la passione si spegne, la stanchezza prende il sopravvento e tutto ciò che un tempo era fonte di entusiasmo diventa solo fatica. È in questi momenti che molti docenti si trovano a fare i conti con una parola pesante ma reale: burnout . Non si tratta semplicemente di stress o di esaurimento fisico. Il burnout, in chiave pedagogica, rappresenta qualcosa di più profondo: una crisi del senso educativo , una frattura interiore tra il "perché" insegno e il "come" riesco ancora a farlo. Il burnout come crisi del senso educativo Ogni insegnante inizia il proprio percorso con un’idea, un sogno, una vocazione. Educare significa costruire significati, generare possibilità, accompagnare altri esseri umani nella loro crescita. Quando però le giornate diventano una corsa tra burocrazia, scadenze e urgenze, quel senso rischia di dissolversi. Il burnout, allora, non è solo fatica: è perdita di significato . È l...

BES temporanei: cosa sono e come supportarli in classe

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Quando parliamo di BES – Bisogni Educativi Speciali – è quasi immediato pensare a certificazioni, diagnosi e categorie ben precise. Ma non sempre è così. Ci sono alunni che, pur non avendo una disabilità o un disturbo specifico dell’apprendimento, possono attraversare un momento della loro vita in cui hanno bisogno di attenzioni particolari. Anche solo per un periodo limitato. Le tipologie di BES La scuola italiana riconosce ufficialmente tre grandi categorie di BES: Disabilità : alunni certificati ai sensi della Legge 104/92. Disturbi specifici di apprendimento (DSA) e altri disturbi evolutivi specifici : con diagnosi ai sensi della Legge 170/2010 (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia). Svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale : legato a difficoltà familiari, condizioni economiche precarie, lingua madre diversa dall’italiano, percorsi migratori complessi. Accanto a queste categorie più “stabili”, c’è però un’altra realtà meno evidente ma altrettanto imp...

Scaffolding: come applicarlo in classe e a casa

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Che cos’è lo scaffolding? Il termine scaffolding significa letteralmente impalcatura . È un concetto introdotto da Bruner, Wood e Ross negli anni ’70 e strettamente legato alla teoria di Lev Vygotskij sulla Zona di Sviluppo Prossimale (ZSP) . In poche parole, lo scaffolding indica il sostegno temporaneo che un adulto (insegnante, genitore) o un pari più competente fornisce a un bambino o ragazzo mentre impara qualcosa di nuovo. Come un’impalcatura sorregge un edificio solo finché serve, così lo scaffolding accompagna lo studente fino a quando diventa autonomo, per poi ritirarsi gradualmente. I principi fondamentali Lo scaffolding si basa su alcuni passaggi chiave: Partire dal livello reale dell’alunno : capire cosa sa già fare da solo. Offrire un supporto mirato : guidare, suggerire, incoraggiare. Scomporre il compito in passi più semplici. Fornire esempi e modelli da imitare. Dare feedback immediato : correzioni e rinforzi. Ridurre gradualmente l’aiuto fin...

Come costruire una scuola di qualità: strumenti, alleanze e strategie per il miglioramento continuo del sistema scolastico

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Garantire un’istruzione di qualità significa permettere a ogni studente di apprendere in modo significativo, equo e sostenibile lungo tutto l’arco della vita. È un obiettivo ribadito in ambito internazionale (Agenda 2030 – Obiettivo 4) e radicato nella nostra Costituzione (artt. 3, 33, 34: uguaglianza, libertà di insegnamento, diritto allo studio). In termini concreti, per le scuole italiane qualità vuol dire inclusione, sviluppo di competenze, benessere scolastico, professionalità dei docenti e miglioramento continuo . Un’idea chiave: una scuola di qualità non è mai “finita” . Si osserva, si valuta e si migliora in modo costante. 1. Cosa comprende l’istruzione di qualità Centralità dello studente e inclusione La scuola è comunità democratica (Dewey) e ambiente di mediazione culturale e sociale (Vygotskij). L’apprendimento è cooperativo, distribuito e accessibile a tutti. Sviluppo di competenze Oltre le nozioni: sapere, saper fare, saper essere e saper vivere insieme (Delors). Currico...

Kit di sopravvivenza per docenti al rientro a scuola

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Il rientro a scuola non è impegnativo solo per gli studenti (e per i genitori), ma anche per noi docenti. Dopo settimane di sveglie umane, colazioni senza fretta e agende dimenticate nel cassetto, il primo giorno segna l’inizio di un nuovo capitolo. E allora… ecco il kit di sopravvivenza che ogni insegnante dovrebbe portare con sé! 1️⃣ Un portamonete pieno di spiccioli per la macchinetta del caffè La fonte primaria di energia. Per affrontare collegi, programmazioni e volti assonnati alle 8 di mattina serve carburante. Tanto carburante. 2️⃣ Pazienza in pillole (da assumere al bisogno) Non ha controindicazioni, si può prendere più volte al giorno. Effetti collaterali: sorrisi diplomatici, capacità di contare fino a dieci (anche in lingue che non si conoscono) e ottimismo di resistenza. 3️⃣ Una trousse piena di buoni propositi Dentro ci troviamo frasi motivazionali come: “Quest’anno correggerò i compiti in tempo”, “Terrò l’agenda ordinata”, “Non mi farò travolgere dalle riunioni”. Illusio...

Educazione emotiva: la materia che manca a scuola

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Nelle nostre scuole i bambini imparano presto a leggere, scrivere e fare i conti. Ma chi insegna loro a leggere dentro di sé? Chi offre strumenti per dare un nome a quella rabbia che monta quando un compito non riesce o a quella tristezza che compare senza motivo apparente? La verità è che l’educazione emotiva è ancora la grande assente nei programmi scolastici. Cos’è l’educazione emotiva? L’educazione emotiva è il percorso attraverso cui bambini e ragazzi imparano a riconoscere, esprimere e gestire le proprie emozioni. Non si tratta di una “materia in più”, ma di una competenza trasversale che tocca ogni aspetto della vita scolastica e personale. Daniel Goleman , psicologo e autore che ha reso famoso il concetto di intelligenza emotiva , sostiene che il successo nella vita dipende in gran parte dalla capacità di comprendere se stessi, di relazionarsi in modo empatico con gli altri e di gestire emozioni difficili. L’Organizzazione Mondiale della Sanità, già negli anni ’90, aveva inser...

Identità fluide: siamo pronti a educare senza binari? La Pedagogia Queer sfida la scuola.

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Viviamo in un tempo in cui parole come queer , non binario , transgender , genderfluid , asessuale non sono più patrimonio esclusivo di una nicchia, ma fanno parte del dibattito pubblico, culturale, educativo. La sigla LGBTQ+ – che raccoglie le tante sfumature dell’identità di genere e dell’orientamento sessuale – entra ormai anche nelle aule scolastiche, portando con sé domande nuove, talvolta scomode. La scuola, da sempre luogo di formazione e trasmissione culturale, può davvero rimanere neutrale davanti a questi cambiamenti? Oppure deve assumere un ruolo attivo nella costruzione di un pensiero critico sulle identità? In questo contesto prende forma un approccio educativo tanto rivoluzionario quanto controverso:  La pedagogia queer. Cosa significa “queer”? Il termine queer , un tempo usato come insulto, è stato riappropriato dalle comunità LGBTQ+ per indicare tutto ciò che sfugge alle categorie rigide di uomo/donna , etero/omo , normale/deviante . Essere queer significa non ader...

Hai mai sentito parlare di Pedagogia del Desiderio? Ecco perché è rivoluzionaria

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Nella scuola di oggi si parla spesso di programmi, verifiche, competenze. Ma c’è una domanda che troppo di rado ci facciamo: “Che cosa muove davvero un bambino o un ragazzo ad imparare?” E se la risposta fosse " il desiderio"? Quel motore interno che ci spinge a esplorare, conoscere, capire, trasformare . Ed è proprio su questo che si fonda la Pedagogia del Desiderio , una corrente di pensiero potente e rivoluzionaria, elaborata da Riccardo Massa , pedagogista e pensatore italiano. Cos'è la Pedagogia del Desiderio? Per Riccardo Massa, educare non significa trasmettere informazioni, ma dare forma al desiderio . Il desiderio non va represso, né assecondato passivamente: va ascoltato, compreso, orientato . “Educare è mettere in forma il desiderio.” – Riccardo Massa In altre parole, l’apprendimento non nasce dall'obbligo o dalla paura, ma dalla ricerca di senso . Il bambino o il ragazzo apprende davvero quando sente che ciò che sta facendo ha un significato per l...

Empatia o metodo?Educare con il cuore o con la testa? La risposta è: con entrambi

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Nel mondo dell’educazione capita spesso di imbattersi in un apparente conflitto: serve più empatia o più tecnica? Basta parlare ai bambini in modo rispettoso, o occorrono interventi strutturati e strategie precise per modificare i comportamenti? La verità è che non si tratta di scegliere , ma di riconoscere che ogni approccio ha il suo contesto e la sua funzione . Parole o azioni? Due facce della stessa medaglia Educare significa creare contesti favorevoli alla crescita, anche attraverso il linguaggio: parole che accolgono, spiegano, guidano. È ciò che fanno genitori, educatori e insegnanti ogni giorno, spesso senza strumenti specialistici, ma con una presenza attenta e affettuosa. Intervenire , invece, significa adottare strategie intenzionali e sistematiche per modificare comportamenti specifici. È ciò che fanno professionisti come terapisti, pedagogisti, psicologi e analisti del comportamento. Si basa su osservazioni, dati, tecniche. Non è uno contro l’altro: è una questione d...