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La Sindrome Della Figlia Maggiore

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Ci sono bambine che, fin da piccole, hanno cercato di tenere in piedi ogni cosa. Bambine che si sono quasi rotte facendolo. Non importa se sei nata prima, seconda o terza: non è una questione di ordine di nascita , ma di ruoli che si assumono . È una responsabilità che si accetta per amore o per sopravvivenza . La cosiddetta sindrome della figlia maggiore non parla di primogenitura, ma di una bambina che diventa presto il termometro emotivo della casa . Prima ancora di imparare a leggere e a scrivere, impara a leggere l’aria: se mamma e papà sono tesi, se c’è silenzio, se c’è tempesta. Diventa psicologa, mediatrice, consigliera. Diventa cuscinetto tra mamma e papà. Accudisce gli adulti prima ancora di imparare a prendersi cura di se stessa . Da piccola dicevano che eri una bambina brava. “Dove la metti, sta.” Ma la verità scomoda è questa: i bambini sempre bravi, che non danno problemi, non sono necessariamente bambini sani . I bambini sani sono rumorosi. Fanno casino. Piangono. Si ar...

Come sopravvivere in un ambiente di lavoro tossico (senza perdere te stesso)

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A volte il problema non è “non amare il proprio lavoro”, ma il contesto in cui lo si svolge . Un posto di lavoro può diventare tossico quando, invece di stimolare la crescita e la collaborazione, genera ansia, frustrazione, senso di inadeguatezza o isolamento . In questi casi non basta “fare spallucce”: serve consapevolezza, lucidità e protezione personale . Ecco come riconoscere un ambiente tossico e come sopravviverci senza smettere di essere te stesso. 1. Cos’è un ambiente di lavoro tossico Un ambiente tossico non è solo quello in cui esistono conflitti aperti o maleducazione. Spesso la tossicità è silenziosa e strisciante : si manifesta attraverso atteggiamenti, dinamiche relazionali e non detti che logorano lentamente il clima e le persone. Può essere un luogo dove: la comunicazione è scarsa o manipolatoria; la leadership è autoritaria o assente; prevalgono favoritismi, invidie e giudizi; manca il riconoscimento del lavoro svolto. Il risultato è un contesto in ...

4 schemi di comunicazione disfunzionali che portano alla crisi di coppia

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Nessuna coppia è immune da discussioni e disaccordi: fanno parte della vita a due e, se gestiti in modo sano, possono persino diventare un’occasione di crescita e confronto. Il problema nasce quando i litigi si ripetono sempre con le stesse modalità, minando la qualità della relazione. Riconoscere i segnali che si sta andando oltre il limite è fondamentale, perché a volte può essere il momento giusto per chiedere supporto a un professionista. Vediamo insieme 4 schemi di comunicazione che, se diventano abituali, risultano particolarmente dannosi. 1. Criticarsi sempre La critica costante non è la stessa cosa del confronto costruttivo. Mentre un’osservazione puntuale può aiutare a migliorare, la critica continua porta a sentirsi attaccati come persone, non solo per i comportamenti. Col tempo, questo logora la fiducia e genera frustrazione, perché uno dei due si sentirà mai “abbastanza” agli occhi dell’altro. 2. Svalutarsi a vicenda Frasi come “non capisci nulla” , “sei sempre il solito/so...

"Genitori elicottero: così si crescono figli insicuri e dipendenti"

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Vi racconto tre storie vere  📞 La mamma chiama il Centro per l’Impiego Stavo aspettando il mio turno per completare una pratica al Centro per l’Impiego, quando squilla il telefono sulla scrivania accanto alla mia. L’impiegato risponde in vivavoce.  Dall’altra parte, una donna si presenta come la mamma di una ragazza appena diplomata. Sta chiamando per conto della figlia, per chiederne l’iscrizione all'ufficio di collocamento e attivare la disponibilità al lavoro. Fissa lei l’appuntamento (un orario comodo anche per lei che doveva accompagnare la figlia), dà il codice fiscale, l’indirizzo email. Nel frattempo urla verso un’altra stanza per chiedere conferma alla figlia — che evidentemente non solo non stava partecipando alla telefonata, ma si era pure allontanata. Io e l’impiegata ci guardiamo. Ci scappa un sorriso amaro. A 18 anni, ancora tutto in mano alla mamma? ___________________________________________________________________ 🚌 Il ragazzo sull’autobus Ogni mattina, pr...

“Chiacchiere, caffè e confidenze: il mito di "una mamma per amica"

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Stavo riguardando una delle mie serie preferite: Una mamma per amica . Per chi non la conoscesse (ma davvero esiste qualcuno che non la conosce?), la protagonista, Lorelai, ha avuto sua figlia Rory quando aveva solo 16 anni. Le due vivono nella pittoresca – e decisamente sopra le righe – cittadina di Stars Hollow, circondate da personaggi eccentrici e situazioni surreali. Ma, al di là delle mille vicissitudini, ciò che resta al centro della serie è il rapporto tra Lorelai e Rory: solido, intenso, fatto di conversazioni infinite, confidenze, complicità quasi perfetta. Guardandole, è impossibile non pensare: “Ma si può davvero essere amiche della propria figlia? O della propria madre? E se sì… è una cosa positiva oppure rischia di essere dannosa?” Oggi provo a riflettere su questo tema, mescolando cuore, esperienza e qualche riferimento pedagogico. Madre e figlia… o migliori amiche? Negli ultimi anni si sente spesso dire: “Mia figlia è anche la mia migliore amica”. L’idea affascina, e ...