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Visualizzazione dei post con l'etichetta pedagogia

La Sindrome Della Figlia Maggiore

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Ci sono bambine che, fin da piccole, hanno cercato di tenere in piedi ogni cosa. Bambine che si sono quasi rotte facendolo. Non importa se sei nata prima, seconda o terza: non è una questione di ordine di nascita , ma di ruoli che si assumono . È una responsabilità che si accetta per amore o per sopravvivenza . La cosiddetta sindrome della figlia maggiore non parla di primogenitura, ma di una bambina che diventa presto il termometro emotivo della casa . Prima ancora di imparare a leggere e a scrivere, impara a leggere l’aria: se mamma e papà sono tesi, se c’è silenzio, se c’è tempesta. Diventa psicologa, mediatrice, consigliera. Diventa cuscinetto tra mamma e papà. Accudisce gli adulti prima ancora di imparare a prendersi cura di se stessa . Da piccola dicevano che eri una bambina brava. “Dove la metti, sta.” Ma la verità scomoda è questa: i bambini sempre bravi, che non danno problemi, non sono necessariamente bambini sani . I bambini sani sono rumorosi. Fanno casino. Piangono. Si ar...

Le tante parti di noi

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Ci sono momenti nella vita in cui ci sentiamo combattuti tra le tante versioni di noi stessi. Il genitore, il professionista, l’amico o l’amica, il figlio o la figlia, la persona che sogna, quella che si prende cura degli altri e quella che prova a ritagliarsi un po’ di tempo per sé. E poi c’è il sognatore, quella parte di noi che spesso resta in silenzio, ma che continua a immaginare, a desiderare, a ricordarci chi siamo davvero. Anche lui merita spazio, anche se non sempre riesce a farsi sentire.Tutte queste parti convivono dentro di noi, e tutte hanno bisogno di spazio, tempo e ascolto. Eppure, non sempre riusciamo a dare loro la stessa importanza. A volte una prevale sulle altre: il lavoro assorbe tutto, la famiglia chiede ogni energia, la vita sociale passa in secondo piano. E in questo continuo equilibrio precario può nascere la frustrazione — quella sensazione di non essere mai abbastanza in nessuno dei nostri ruoli. Forse la chiave sta nell'accettazione. Accettare che non ...

Il potere pedagogico della condivisione: alleggerire i pensieri che ci opprimono

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A volte un pensiero, un disagio o una preoccupazione sembra occupare tutta la nostra mente.  All’inizio può trattarsi di una piccola difficoltà quotidiana, ma se rimane chiusa dentro di noi, senza possibilità di confronto, tende a crescere e a trasformarsi in un ostacolo enorme. Più ci rimuginiamo, più quel peso si ingigantisce fino a diventare un macigno apparentemente insormontabile. Questo accade perché la nostra mente, nel tentativo di “risolvere” da sola la questione, finisce per alimentarla. Ogni volta che ci ripensiamo, aggiungiamo nuove sfumature di ansia e nuove preoccupazioni, fino a sentirci intrappolati in un circolo vizioso. Il potere della condivisione Un primo passo concreto per alleggerire questo peso è condividere . Parlare con qualcuno di fidato permette di: ridimensionare il problema, riportandolo a proporzioni più realistiche; riconoscere che non siamo soli, che altri vivono o hanno vissuto la stessa situazione; ricevere prospettive diverse, che ci aiuta...

Superare i propri limiti: un percorso pedagogico di crescita

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Chi di noi non ha mai sentito quella voce interiore che sussurra: “Non ce la farai” ? Le insicurezze fanno parte della vita di ciascuno, si presentano nei momenti di cambiamento, davanti a nuove sfide, o quando ci confrontiamo con gli altri e pensiamo di non essere “abbastanza”. Eppure, proprio da lì può iniziare un cammino prezioso: quello che porta a superare i propri limiti. Il limite come punto di partenza Spesso vediamo il limite come un ostacolo che blocca, come un muro che impedisce di avanzare. In realtà, da un punto di vista pedagogico, il limite non è il punto finale, ma un confine da esplorare. È la linea che ci invita a crescere, a scoprire risorse nascoste e a sviluppare nuove competenze. Educare – che si tratti di educare un bambino, un adolescente o persino se stessi – significa proprio accompagnare nel superamento di quei confini interiori che sembrano invalicabili, aiutando a trasformare la paura in possibilità. I passi per superare le insicurezze Superare le proprie f...

Dentro il mondo degli "incel": chi sono, come riconoscerli, cosa fare

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Negli ultimi anni, diversi episodi di violenza hanno portato alla luce una realtà sommersa, fatta di rancore, misoginia e isolamento sociale. Tra i casi internazionali più noti c’è quello di Elliot Rodger , un giovane americano che nel 2014 ha ucciso sei persone prima di togliersi la vita. Il suo gesto era motivato da un forte odio verso le donne, esplicitato in un manifesto che lo ha reso una figura di riferimento per la comunità online degli incel . Anche in Italia il fenomeno ha mostrato il suo volto più drammatico. Nel luglio 2024, Sara Campanella , studentessa di 30 anni, è stata brutalmente uccisa a coltellate da un ragazzo conosciuto online. Il movente sembra affondare le radici proprio nella logica incel : il ragazzo si dichiarava escluso dalle relazioni affettive e sessuali e manifestava un profondo rancore verso le donne. Un caso che ha scosso l’opinione pubblica e acceso i riflettori su un fenomeno ancora troppo poco conosciuto. Chi sono gli incel Incel significa “involunta...

Il carico mentale delle madri: come riconoscerlo, alleggerirlo e ridistribuirlo

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Sempre un passo avanti, sempre con la testa piena di liste invisibili. Il carico mentale è quel lavoro nascosto, non riconosciuto, che molte madri si portano dietro ogni giorno.  Il carico mentale è quel pensiero costante e invisibile legato alla gestione familiare: anticipare bisogni, pianificare attività, tenere a mente scadenze, organizzare la vita quotidiana di tutti. Non è solo fare, è dover pensare a cosa fare, come, quando e per chi . È un’attività mentale che non si ferma mai e che spesso grava quasi esclusivamente sulle spalle delle madri. Un esempio? Non è solo cucinare: è ricordarsi che mancano le uova, scriverlo nella lista, comprarle al volo prima di uscire, trovare il tempo per cucinare… e mentre lo si fa, pensare già a cosa preparare per il pranzo del giorno dopo. Perché colpisce (quasi) solo le madri? Per motivi storici, culturali e sociali : siamo cresciuti in una società in cui il ruolo della donna è stato a lungo quello della “regista della casa”. Per una m...

"Genitori elicottero: così si crescono figli insicuri e dipendenti"

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Vi racconto tre storie vere  📞 La mamma chiama il Centro per l’Impiego Stavo aspettando il mio turno per completare una pratica al Centro per l’Impiego, quando squilla il telefono sulla scrivania accanto alla mia. L’impiegato risponde in vivavoce.  Dall’altra parte, una donna si presenta come la mamma di una ragazza appena diplomata. Sta chiamando per conto della figlia, per chiederne l’iscrizione all'ufficio di collocamento e attivare la disponibilità al lavoro. Fissa lei l’appuntamento (un orario comodo anche per lei che doveva accompagnare la figlia), dà il codice fiscale, l’indirizzo email. Nel frattempo urla verso un’altra stanza per chiedere conferma alla figlia — che evidentemente non solo non stava partecipando alla telefonata, ma si era pure allontanata. Io e l’impiegata ci guardiamo. Ci scappa un sorriso amaro. A 18 anni, ancora tutto in mano alla mamma? ___________________________________________________________________ 🚌 Il ragazzo sull’autobus Ogni mattina, pr...

Passione o prospettive lavorative? Come scegliere l’università giusta seguendo 4 principi fondamentali

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Scegliere cosa studiare all'università è una delle decisioni più importanti e delicate nella vita di un giovane. Si tratta di una scelta che può influenzare non solo il futuro lavorativo, ma anche il benessere personale, la motivazione e la soddisfazione di lungo periodo. Molti si trovano davanti a un bivio: 👉 seguire una facoltà che appassiona davvero , magari in un settore meno richiesto dal mercato, oppure 👉 scegliere un percorso più “strategico” , con maggiori sbocchi occupazionali ma che suscita meno entusiasmo. In questo post esploreremo i pro e i contro di entrambe le scelte , con uno sguardo educativo e pedagogico, per aiutare chi è in fase decisionale a fare una scelta consapevole e il più possibile in linea con sé stesso. Vedremo anche 4 principi fondamentali che possono aiutare nella scelta dell'indirizzo di studi più congruo alle proprie esigenze!  Scegliere in base alla passione ✅ Pro Motivazione intrinseca : studiare qualcosa che piace aumenta l’impegno, la c...

10 attenzioni educative quando si fa visita ad una neofamiglia: cosa insegna la pedagogia della cura

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Quando nasce un bambino, nasce anche una famiglia nuova. Un equilibrio tutto da costruire, fatto di notti insonni, prime volte, emozioni forti e tanta, tantissima fragilità. In questi momenti, la presenza degli altri può essere un dono, ma anche un peso . Dipende da come si entra in punta di piedi in questa nuova realtà. Educare, in fondo, è anche questo: imparare a essere presenza significativa senza invadere . Ecco allora 10 attenzioni pedagogiche che chiunque dovrebbe avere quando va a trovare un neonato e i suoi genitori. L'ultima è la più importante! 1. Chiedi sempre il permesso prima di andare La nascita è un evento intimo. Anche se ti senti vicino alla famiglia, non dare per scontato che abbiano voglia o forza di riceverti . Un messaggio semplice, del tipo: "Vi fa piacere se passo?" , è un atto di cura. 2. Rimani per poco tempo Anche la visita più gradita può diventare faticosa. Rispetta i ritmi della famiglia : un neonato dorme spesso in modo irregolare, la mamma...

I nostri figli non sanno più aspettare: quali abilità stanno perdendo?

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In questi giorni sono in vacanza con la mia famiglia. Tra il viaggio, le uscite per visitare posti vicini, le attese al ristorante o in coda per salire su una giostra, mi sono trovata più volte ad affrontare l’impazienza dei miei figli. “Quanto manca?”, “Ma è ancora lontano?”, “Quando arriva il nostro turno?” sono solo alcune delle domande che si ripetono continuamente, come un sottofondo costante. Questa esperienza mi ha fatto riflettere: perché oggi i bambini faticano così tanto ad aspettare? E, soprattutto, cosa possiamo fare noi adulti per aiutarli a vivere meglio il tempo dell’attesa? Perché oggi i bambini faticano ad aspettare? Viviamo in una società della gratificazione immediata. Con un semplice clic possiamo ordinare una pizza, guardare un film, ricevere un pacco il giorno dopo. Anche i bambini crescono immersi in questa cultura del “tutto e subito”, dove l’attesa è percepita come un ostacolo, non come un processo naturale. Secondo lo psicologo statunitense Daniel  Goleman...