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Tornare a casa per le feste: quando il rientro in famiglia riattiva dinamiche che fanno stare male

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Le feste sono spesso raccontate come un tempo di calore, ricongiungimento, famiglia. Eppure, per molti giovani – soprattutto fuori sede – il rientro a casa non è un ritorno alla serenità, ma un ritorno a dinamiche emotive complesse . Non si tratta di egoismo, né di rifiuto della famiglia. Si tratta, più spesso, di equilibri psicologici fragili che, una volta varcata la soglia di casa, vengono messi alla prova . 1. Tornare a casa significa tornare “indietro” nei ruoli Uno degli aspetti più faticosi del rientro è che la famiglia tende a riproporre ruoli cristallizzati nel tempo . Il figlio responsabile, quello problematico, quello che “non combina mai nulla”, quello da proteggere. Anche se la persona è cambiata, cresciuta, diventata adulta, lo sguardo familiare spesso resta fermo a ciò che eravamo . Questo può generare: frustrazione senso di invisibilità regressione emotiva (ci si sente piccoli, incapaci, giudicati) 2. Le feste amplificano aspettative e non detti Le festività n...

La Sindrome Della Figlia Maggiore

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Ci sono bambine che, fin da piccole, hanno cercato di tenere in piedi ogni cosa. Bambine che si sono quasi rotte facendolo. Non importa se sei nata prima, seconda o terza: non è una questione di ordine di nascita , ma di ruoli che si assumono . È una responsabilità che si accetta per amore o per sopravvivenza . La cosiddetta sindrome della figlia maggiore non parla di primogenitura, ma di una bambina che diventa presto il termometro emotivo della casa . Prima ancora di imparare a leggere e a scrivere, impara a leggere l’aria: se mamma e papà sono tesi, se c’è silenzio, se c’è tempesta. Diventa psicologa, mediatrice, consigliera. Diventa cuscinetto tra mamma e papà. Accudisce gli adulti prima ancora di imparare a prendersi cura di se stessa . Da piccola dicevano che eri una bambina brava. “Dove la metti, sta.” Ma la verità scomoda è questa: i bambini sempre bravi, che non danno problemi, non sono necessariamente bambini sani . I bambini sani sono rumorosi. Fanno casino. Piangono. Si ar...

Compiti e crisi quotidiane: come aiutare i figli a diventare autonomi senza litigare

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Succede in moltissime case, quasi ogni pomeriggio. Li chiami per fare i compiti, arrivano sbuffando, si siedono davanti al quaderno… e dopo pochi minuti parte la frase che conosciamo bene: “Ma io non so cosa devo fare.” A volte non hanno segnato i compiti sul diario. A volte non ricordano cosa hanno fatto in classe. Altre volte sembrano completamente disorientati, come se la scuola fosse terminata lì, sulla soglia dell’aula. E allora scatta il nervosismo: “Possibile che non ti ricordi niente?” “Te l’ho detto mille volte di segnare i compiti!” Ma fermiamoci un attimo. Questa difficoltà non nasce quasi mai da svogliatezza o da cattiva volontà. Nella maggior parte dei casi, è il segnale che l’autonomia non è ancora stata costruita , ma solo richiesta. L’autonomia non è innata: si impara Spesso pensiamo che, a una certa età, i bambini “dovrebbero” sapersi organizzare da soli. In realtà, nessuno nasce sapendo: gestire il tempo, pianificare un lavoro, ricordare consegne, partire ...

Educare fuori dal sistema? Riflessioni pedagogiche sullo stile familiare ed educativo della "famiglia del bosco"

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Negli ultimi giorni si parla molto della “famiglia del bosco”, una realtà che ha scelto di vivere fuori dai circuiti tradizionali: lontano dalla città, immersi nella natura, con stili di vita autosufficienti e percorsi educativi non scolastici. Queste scelte riguardano anche i loro bambini, aprendo inevitabilmente un dibattito: sono un’opportunità o un rischio? Quali sono i benefici e quali le criticità da tenere presenti? In questo articolo non si vuole giudicare, né schierarsi. L’obiettivo è provare a osservare il fenomeno con uno sguardo pedagogico: curioso, critico ma non giudicante I potenziali aspetti positivi: cosa può offrire un’educazione alternativa 1. Un ritorno alla natura come spazio educativo Vivere in contesti naturali può favorire: autonomia nelle attività quotidiane capacità di problem solving legate alla vita pratica una riduzione dello stress grazie al contatto costante con l’ambiente un ritmo più lento, meno competitivo, più adatto ai tempi dei bambini ...

Il Burnout dei docenti a scuola: come comprenderlo e prevenirlo

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Ci sono momenti in cui insegnare sembra non bastare più. Momenti in cui la passione si spegne, la stanchezza prende il sopravvento e tutto ciò che un tempo era fonte di entusiasmo diventa solo fatica. È in questi momenti che molti docenti si trovano a fare i conti con una parola pesante ma reale: burnout . Non si tratta semplicemente di stress o di esaurimento fisico. Il burnout, in chiave pedagogica, rappresenta qualcosa di più profondo: una crisi del senso educativo , una frattura interiore tra il "perché" insegno e il "come" riesco ancora a farlo. Il burnout come crisi del senso educativo Ogni insegnante inizia il proprio percorso con un’idea, un sogno, una vocazione. Educare significa costruire significati, generare possibilità, accompagnare altri esseri umani nella loro crescita. Quando però le giornate diventano una corsa tra burocrazia, scadenze e urgenze, quel senso rischia di dissolversi. Il burnout, allora, non è solo fatica: è perdita di significato . È l...

Come sopravvivere in un ambiente di lavoro tossico (senza perdere te stesso)

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A volte il problema non è “non amare il proprio lavoro”, ma il contesto in cui lo si svolge . Un posto di lavoro può diventare tossico quando, invece di stimolare la crescita e la collaborazione, genera ansia, frustrazione, senso di inadeguatezza o isolamento . In questi casi non basta “fare spallucce”: serve consapevolezza, lucidità e protezione personale . Ecco come riconoscere un ambiente tossico e come sopravviverci senza smettere di essere te stesso. 1. Cos’è un ambiente di lavoro tossico Un ambiente tossico non è solo quello in cui esistono conflitti aperti o maleducazione. Spesso la tossicità è silenziosa e strisciante : si manifesta attraverso atteggiamenti, dinamiche relazionali e non detti che logorano lentamente il clima e le persone. Può essere un luogo dove: la comunicazione è scarsa o manipolatoria; la leadership è autoritaria o assente; prevalgono favoritismi, invidie e giudizi; manca il riconoscimento del lavoro svolto. Il risultato è un contesto in ...

Le tante parti di noi

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Ci sono momenti nella vita in cui ci sentiamo combattuti tra le tante versioni di noi stessi. Il genitore, il professionista, l’amico o l’amica, il figlio o la figlia, la persona che sogna, quella che si prende cura degli altri e quella che prova a ritagliarsi un po’ di tempo per sé. E poi c’è il sognatore, quella parte di noi che spesso resta in silenzio, ma che continua a immaginare, a desiderare, a ricordarci chi siamo davvero. Anche lui merita spazio, anche se non sempre riesce a farsi sentire.Tutte queste parti convivono dentro di noi, e tutte hanno bisogno di spazio, tempo e ascolto. Eppure, non sempre riusciamo a dare loro la stessa importanza. A volte una prevale sulle altre: il lavoro assorbe tutto, la famiglia chiede ogni energia, la vita sociale passa in secondo piano. E in questo continuo equilibrio precario può nascere la frustrazione — quella sensazione di non essere mai abbastanza in nessuno dei nostri ruoli. Forse la chiave sta nell'accettazione. Accettare che non ...