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I lavori ponte: quei periodi che non scegli, ma che ti costruiscono

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Ci sono momenti in cui ci si ritrova intrappolati in un lavoro che non ci piace più. Un lavoro che non ci stimola, non ci rappresenta, non ci fa sentire vivi. Eppure, a volte, non possiamo semplicemente lasciarlo andare : perché ci serve per costruire qualcosa di più grande, per raggiungere un obiettivo, per guadagnare punteggi, esperienza o stabilità. Ci diciamo “ è solo per un periodo ”, ma intanto quel periodo pesa. Ogni giorno, lo sforzo per trovare motivazione aumenta, mentre cresce la distanza tra ciò che facciamo e ciò che desideriamo davvero. Ci si sente come sospesi: non più dove si vorrebbe essere, ma non ancora dove si sogna di arrivare. È una terra di mezzo fatta di doveri, routine, e pensieri che si ripetono. In queste fasi, è facile sentirsi frustrati, demotivati, perfino sbagliati. Ogni mattina ci si alza con un peso sul petto, e spesso l’ansia arriva proprio nel tragitto verso quel posto che non sentiamo “nostro”. Ci si chiede: “Ma che senso ha tutto questo?” Eppure, fo...

Cosa succede ai ragazzi dopo la comunità? Preparare un progetto di vita oltre la maggiore età

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Quando un ragazzo entra in comunità, trova un ambiente che, nella maggior parte dei casi, rappresenta un rifugio: un luogo sicuro, accogliente, protetto. È uno spazio in cui non mancano figure adulte di riferimento, regole chiare, una quotidianità scandita da ritmi rassicuranti e la possibilità di ricevere cure e attenzioni che spesso erano mancate in famiglia. Ma la comunità non è per sempre. Una volta raggiunta la maggiore età, il ragazzo deve lasciare quel luogo. E qui inizia il vero problema: cosa succede quando si chiude la porta della comunità e si apre quella del “ mondo reale ”? Molti di questi giovani, purtroppo, non hanno nessuno ad attenderli fuori. Oppure si ritrovano costretti a tornare proprio in quegli ambienti familiari da cui erano stati allontanati: contesti tossici, disfunzionali, a volte persino pericolosi. Il rischio è enorme: sentirsi persi, soli, senza strumenti, senza prospettive. Alcuni finiscono per ricascare nelle stesse abitudini dannose del passato, tra s...

Colloquio di lavoro: 5 strategie per lasciare subito il segno

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Un curriculum ben fatto, curato e mirato all'obiettivo è sicuramente un ottimo biglietto da visita quando ci si presenta per un colloquio di lavoro. È ciò che apre la porta, che cattura l’attenzione e che racconta in modo sintetico chi sei e cosa sai fare. Ma il curriculum non può mostrare al 100% la tua identità: non può raccontare il tuo modo di approcciarti agli altri, il tuo atteggiamento, il tuo modo di lavorare. Ed è proprio al colloquio che avviene la vera differenza: lì emergono lo sguardo, la postura, la sicurezza che non diventa arroganza, la capacità di comunicare con umiltà le proprie competenze e la propria personalità. Ecco allora 5 consigli pratici per affrontare un colloquio e lasciare subito il segno : 1. Preparati sull'azienda e sul ruolo Prima di entrare in sala colloqui, dedica del tempo a studiare l’azienda: visita il sito web, leggi articoli recenti, guarda i profili social, cerca di capire i valori e la cultura aziendale. Conoscere la mission e la vision ...

Superare i propri limiti: un percorso pedagogico di crescita

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Chi di noi non ha mai sentito quella voce interiore che sussurra: “Non ce la farai” ? Le insicurezze fanno parte della vita di ciascuno, si presentano nei momenti di cambiamento, davanti a nuove sfide, o quando ci confrontiamo con gli altri e pensiamo di non essere “abbastanza”. Eppure, proprio da lì può iniziare un cammino prezioso: quello che porta a superare i propri limiti. Il limite come punto di partenza Spesso vediamo il limite come un ostacolo che blocca, come un muro che impedisce di avanzare. In realtà, da un punto di vista pedagogico, il limite non è il punto finale, ma un confine da esplorare. È la linea che ci invita a crescere, a scoprire risorse nascoste e a sviluppare nuove competenze. Educare – che si tratti di educare un bambino, un adolescente o persino se stessi – significa proprio accompagnare nel superamento di quei confini interiori che sembrano invalicabili, aiutando a trasformare la paura in possibilità. I passi per superare le insicurezze Superare le proprie f...

Ritorno a scuola senza ansie: 5 consigli per accompagnare i bambini al rientro dopo le vacanze

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L’altro giorno ho detto ai miei figli che tra poco ricomincerà la scuola. Le loro reazioni non avrebbero potuto essere più diverse: il grande ha sorriso, felice di rivedere i compagni; il piccolo invece si è messo a piangere, chiedendo di restare a casa con me. Questa differenza mi ha fatto riflettere: ogni bambino vive il rientro a scuola in modo unico. Per alcuni è un momento atteso e carico di entusiasmo, per altri invece è fonte di ansia, tristezza o paura di separarsi dai genitori. Ecco quindi 5  consigli pratici per rendere più dolce il rientro a scuola , senza traumi e con la giusta dose di serenità: 1. Parlare insieme del rientro Anticipare ciò che accadrà aiuta i bambini a sentirsi più sicuri. Raccontiamo loro come sarà la giornata, ricordiamo i momenti belli dell’anno precedente e incoraggiamoli a condividere paure ed emozioni. 2. Riprendere poco a poco la routine Dopo tante settimane di libertà, tornare a svegliarsi presto non è facile. Gradualmente, qualche giorno p...

"Genitori elicottero: così si crescono figli insicuri e dipendenti"

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Vi racconto tre storie vere  📞 La mamma chiama il Centro per l’Impiego Stavo aspettando il mio turno per completare una pratica al Centro per l’Impiego, quando squilla il telefono sulla scrivania accanto alla mia. L’impiegato risponde in vivavoce.  Dall’altra parte, una donna si presenta come la mamma di una ragazza appena diplomata. Sta chiamando per conto della figlia, per chiederne l’iscrizione all'ufficio di collocamento e attivare la disponibilità al lavoro. Fissa lei l’appuntamento (un orario comodo anche per lei che doveva accompagnare la figlia), dà il codice fiscale, l’indirizzo email. Nel frattempo urla verso un’altra stanza per chiedere conferma alla figlia — che evidentemente non solo non stava partecipando alla telefonata, ma si era pure allontanata. Io e l’impiegata ci guardiamo. Ci scappa un sorriso amaro. A 18 anni, ancora tutto in mano alla mamma? ___________________________________________________________________ 🚌 Il ragazzo sull’autobus Ogni mattina, pr...

I nostri figli non sanno più aspettare: quali abilità stanno perdendo?

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In questi giorni sono in vacanza con la mia famiglia. Tra il viaggio, le uscite per visitare posti vicini, le attese al ristorante o in coda per salire su una giostra, mi sono trovata più volte ad affrontare l’impazienza dei miei figli. “Quanto manca?”, “Ma è ancora lontano?”, “Quando arriva il nostro turno?” sono solo alcune delle domande che si ripetono continuamente, come un sottofondo costante. Questa esperienza mi ha fatto riflettere: perché oggi i bambini faticano così tanto ad aspettare? E, soprattutto, cosa possiamo fare noi adulti per aiutarli a vivere meglio il tempo dell’attesa? Perché oggi i bambini faticano ad aspettare? Viviamo in una società della gratificazione immediata. Con un semplice clic possiamo ordinare una pizza, guardare un film, ricevere un pacco il giorno dopo. Anche i bambini crescono immersi in questa cultura del “tutto e subito”, dove l’attesa è percepita come un ostacolo, non come un processo naturale. Secondo lo psicologo statunitense Daniel  Goleman...

Separarsi ma restare genitori: 6 consigli per affrontare il cambiamento senza far soffrire i figli

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La fine di una relazione è un passaggio doloroso e faticoso. Quando nel mezzo ci sono dei figli, tutto si complica: il dolore personale si intreccia con il bisogno di proteggerli, di garantire loro una stabilità emotiva e relazionale, anche in un momento di grande fragilità. In questo articolo non troverai formule magiche, ma riflessioni e suggerimenti pratici per provare – giorno dopo giorno – a essere due ex partner, ma ancora genitori uniti dalla responsabilità verso i figli. 1. Voi vi separate ma i figli restano di entrambi La separazione riguarda la coppia, ma non interrompe il legame genitoriale. È fondamentale che i bambini non si sentano costretti a “scegliere” tra mamma e papà. Rassicurarli sul fatto che mamma e papà ci saranno comunque, anche se in case diverse 👉 Questo dà ai bambini stabilità emotiva e li aiuta a capire che non stanno perdendo i loro genitori, ma che cambia solo la modalità di presenza. Non confondere la fine dell’amore con l’abbandono 👉 I bambin...

Quando l’ansia del genitore diventa la paura del figlio. Riflessioni sincere di una mamma ansiosa.

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Oggi mio figlio di otto anni ha partecipato ad un’uscita all'acquapark con il Grest della parrocchia. Un’occasione di gioia, gioco e condivisione con i suoi amici. Un momento atteso, sognato, entusiasmante. Eppure, per me, i giorni precedenti sono stati pieni di inquietudine. Sono una madre ansiosa. Non lo dico con vergogna, lo dico con consapevolezza. Quando so che mio figlio sta per vivere un’esperienza lontano da me, la mia mente si riempie di scenari possibili: che si faccia male , che qualcosa vada storto , che si perda , che nessuno se ne accorga , che non riesca a chiedere aiuto … Non sono pensieri logici, non sono probabilità ragionate. Sono paure viscerali , che si accendono senza permesso, e che fatico a spegnere. Questa volta, purtroppo, non sono riuscita a contenerle. Ho fatto domande su domande, ho dato raccomandazioni su raccomandazioni, ho espresso i miei dubbi ad alta voce. E, senza accorgermene, ho riversato quelle paure su di lui . Quando l’ansia del genitore dive...

Papà supereroi (ma con il mantello nel cassetto) Lettera aperta.

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Cari papà, vi ho visto tante volte parlare di vostra figlia. Occhi lucidi, sorriso fiero, lo smartphone in mano pronto a mostrarmi una foto. Mi avete raccontato quanto è bella, gentile, intelligente, buona. Una creatura speciale, e lo so che lo pensate davvero. Perché per voi non è solo vostra figlia. È la vostra principessa. Il vostro orgoglio più grande. E non posso che commuovermi ogni volta davanti a tanto amore. Ma poi, quasi sempre, arriva quel “però” . Quel fidanzato. Quel ragazzo che le sta accanto. Che ai vostri occhi non è abbastanza. Non è bello, non è sveglio, non è profondo. Non è come voi . E vi chiedi come sia possibile che vostra figlia, che avete cresciuto con tanta cura, possa accontentarsi di qualcuno così. Posso dirvi una cosa con tutto il rispetto? È difficile per chiunque reggere il confronto con voi...superpapà. Perché voi siete il primo amore di vostra figlia. Il primo uomo a cui ha dato fiducia. Il primo che l’ha protetta, amata, fatta sentire unica...