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Il carico mentale delle madri: come riconoscerlo, alleggerirlo e ridistribuirlo

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Sempre un passo avanti, sempre con la testa piena di liste invisibili. Il carico mentale è quel lavoro nascosto, non riconosciuto, che molte madri si portano dietro ogni giorno.  Il carico mentale è quel pensiero costante e invisibile legato alla gestione familiare: anticipare bisogni, pianificare attività, tenere a mente scadenze, organizzare la vita quotidiana di tutti. Non è solo fare, è dover pensare a cosa fare, come, quando e per chi . È un’attività mentale che non si ferma mai e che spesso grava quasi esclusivamente sulle spalle delle madri. Un esempio? Non è solo cucinare: è ricordarsi che mancano le uova, scriverlo nella lista, comprarle al volo prima di uscire, trovare il tempo per cucinare… e mentre lo si fa, pensare già a cosa preparare per il pranzo del giorno dopo. Perché colpisce (quasi) solo le madri? Per motivi storici, culturali e sociali : siamo cresciuti in una società in cui il ruolo della donna è stato a lungo quello della “regista della casa”. Per una m...

Hai mai sentito parlare di Pedagogia del Desiderio? Ecco perché è rivoluzionaria

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Nella scuola di oggi si parla spesso di programmi, verifiche, competenze. Ma c’è una domanda che troppo di rado ci facciamo: “Che cosa muove davvero un bambino o un ragazzo ad imparare?” E se la risposta fosse " il desiderio"? Quel motore interno che ci spinge a esplorare, conoscere, capire, trasformare . Ed è proprio su questo che si fonda la Pedagogia del Desiderio , una corrente di pensiero potente e rivoluzionaria, elaborata da Riccardo Massa , pedagogista e pensatore italiano. Cos'è la Pedagogia del Desiderio? Per Riccardo Massa, educare non significa trasmettere informazioni, ma dare forma al desiderio . Il desiderio non va represso, né assecondato passivamente: va ascoltato, compreso, orientato . “Educare è mettere in forma il desiderio.” – Riccardo Massa In altre parole, l’apprendimento non nasce dall'obbligo o dalla paura, ma dalla ricerca di senso . Il bambino o il ragazzo apprende davvero quando sente che ciò che sta facendo ha un significato per l...

Papà di ieri e papà di oggi: come è cambiato il ruolo paterno (e perché fa bene a tutti)

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C’è stato un tempo in cui dire “padre” significava pensare automaticamente a chi lavorava fuori casa, portava il pane a casa e manteneva la famiglia. Fine dei compiti. Educare, accudire, giocare, consolare… erano “cose da donne”. I bambini crescevano con madri presenti e padri spesso distanti, emotivamente e fisicamente. Ma oggi qualcosa è cambiato — e per fortuna. I padri di oggi sono presenti, partecipi, affettuosi. Si sporcano le mani con il cambio pannolino, preparano la cena, aiutano nei compiti e si mettono per terra a giocare. Non è solo una questione pratica: è un cambio culturale, relazionale ed emotivo che ha implicazioni profonde sul benessere di tutta la famiglia. Padri di un tempo: la distanza affettiva e le sue conseguenze Nel modello familiare tradizionale, il padre incarnava l’autorità, la regola, il “no” secco. La sua presenza era spesso limitata, e il rapporto con i figli ne risentiva: difficile creare un legame profondo con qualcuno che si vede poco, che non gioca, c...

La tecnica del pomodoro e come applicarla in modo efficace con un bambino con ADHD

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La tecnica del pomodoro è una popolare tecnica di gestione del tempo che consiste nel lavorare in sessioni di 25 minuti con brevi pause intermedie per massimizzare la concentrazione. Questa tecnica è stata sviluppata da Francesco Cirillo alla fine degli anni '80, quando era uno studente universitario. Cirillo, che stava avendo problemi a gestire il proprio tempo e la propria produttività, decise di impegnarsi in una sessione di studio continua di 10 minuti. Usò un timer da cucina a forma di pomodoro per cronometrarsi. Dopo ripetuti tentativi, errori e ritocchi, creò la tecnica del pomodoro. Questo metodo alterna sessioni di lavoro e pause. Un pomodoro è una sessione di lavoro di 25 minuti, dopodiché c'è una pausa di 5 minuti. Dopo quattro pomodori, si fa una pausa lunga. Con sedute di lavoro brevi, è più facile essere produttivi rimanendo motivati. Ecco come adattarla in modo efficace per un bambino con ADHD: 1. Ridurre la durata del "pomodoro" La tecnica clas...

La teoria dei sei cappelli di De Bono: una domanda immancabile alla preselettiva del TFA

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  La teoria dei sei cappelli per pensare è un grande classico nelle preselettive del TFA sostegno .  Conoscerla offre anche strumenti utili per l’attività didattica quotidiana. Vediamo insieme chi l'ha ideata, cosa rappresenta ciascun cappello e come possiamo applicare questo metodo nella scuola . Chi ha ideato la teoria dei sei cappelli? La teoria è stata sviluppata da Edward de Bono , medico, psicologo e studioso maltese, tra i maggiori esperti mondiali di pensiero creativo e laterale. Con questa metafora dei "sei cappelli", de Bono ha proposto un modo innovativo di affrontare problemi e decisioni, imparando a guardare la realtà da più punti di vista . I sei cappelli e il loro significato Ogni cappello ha un colore e rappresenta un modo specifico di pensare . Quando si indossa un cappello, si adotta temporaneamente quella modalità di pensiero. Cappello bianco :  ⚪  È il cappello della neutralità e dell’obiettività . Si analizzano i fatti, i dati, le infor...

Consiglio di lettura: Mio figlio mi adora di Laura Pigozzi

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Quando l’amore genitoriale diventa una trappola e non più una spinta verso l’autonomia. Nel libro "Mio figlio mi adora. Figli in ostaggio e genitori modello" , la psicoanalista Laura Pigozzi ci mette di fronte a una domanda scomoda ma necessaria: l'amore che diamo ai nostri figli li fa crescere… o li trattiene? Attraverso un linguaggio chiaro ma denso di riferimenti culturali e clinici, l'autrice analizza le nuove forme di attaccamento genitoriale, smascherando quella che chiama “plusmaterno” , ovvero un eccesso di amore materno che può impedire la crescita e la separazione, rendendo i figli “prigionieri affettivi”. 👉 Un altro concetto centrale è la “claustrofilia” : l’idea che famiglia significhi rifugio, simbiosi, autosufficienza. Ma i figli non sono destinati a restare nel nido! Perché consiglio di leggerlo? 🔹 Perché scardina miti educativi troppo diffusi, come quello del genitore-amico o della madre tuttofare. 🔹 Perché invita a riflettere sulla funzione e...