Post

Visualizzazione dei post con l'etichetta consigli

Figli con disabilità e genitori: il difficile equilibrio tra cura e autonomia

Immagine
A volte capita che un genitore di un figlio con disabilità arrivi a pensare: “Solo io so davvero prendermi cura di lui” , oppure “Solo io posso capirlo davvero” .  È un pensiero molto comune, che nasce quasi sempre dall'amore più profondo, dal desiderio di proteggere il proprio figlio e dalla paura che il mondo esterno possa non comprenderlo, giudicarlo o addirittura ferirlo. Ed è proprio da questa paura, spesso silenziosa, che piano piano si può entrare in una modalità di iperprotezione senza nemmeno rendersene conto.  Si tende a tenere il figlio sempre vicino a sé, a scegliere solo ambienti considerati sicuri, a limitare alcune esperienze o a evitare di affidarlo ad altre persone perché si pensa che nessuno possa occuparsene nel modo giusto. Le intenzioni, naturalmente, sono delle migliori. Ogni genitore vuole proteggere il proprio figlio e farlo stare bene. Però, quando tutto il peso della cura resta sulle spalle di una sola persona, il rischio è quello di arrivare a un fo...

Come riconoscere un narcisista (e perché può essere pericoloso)

Immagine
Ti è mai capitato di incontrare una persona che all'inizio sembrava perfetta , affascinante, sicura di sé, attenta, presente? Una di quelle persone che ti fanno sentire speciale, visto, scelto.  E poi, lentamente, qualcosa cambia.   Ti senti confuso, inadeguato, come se stessi sempre sbagliando qualcosa… senza capire esattamente cosa. Ecco, in alcuni casi non si tratta semplicemente di una relazione difficile.  Potresti avere a che fare con una persona con tratti narcisistici. Negli ultimi anni il termine “narcisista” è stato usato tantissimo, spesso anche a sproposito.  Ma al di là delle etichette, esistono dinamiche relazionali molto precise che è importante conoscere, soprattutto per proteggere il proprio benessere emotivo. Il narcisismo, infatti, non è semplicemente “amarsi tanto” .  È un modo di stare in relazione in cui l’altro viene visto più come uno strumento che come una persona, con bisogni e sentimenti propri.  Chi ha forti tratti narcisistic...

Quella scomoda amica chiamata ansia

Immagine
L’ansia è una presenza scomoda. A volte arriva in punta di piedi, altre volte irrompe con forza, occupando i nostri pensieri e appesantendo le nostre giornate. Chi ne soffre spesso ha un solo desiderio: farla sparire . Scacciarla come si farebbe con una presenza fastidiosa, come se fosse una nemica infingarda venuta solo per disturbare il nostro equilibrio. Ma se provassimo a cambiare prospettiva? E se l’ansia non fosse un nemico? E se invece fosse un segnale vitale per la nostra esistenza ? L’ansia ha una funzione (anche se non sembra) L’ansia non nasce per farci soffrire. Nasce per proteggerci. È un meccanismo antico, profondamente umano, che si attiva quando percepiamo un pericolo, un disagio o una situazione che il nostro equilibrio interiore fatica a gestire. In un certo senso, l’ansia è come un sistema di allarme . Ci dice: “Fermati un attimo.” “C’è qualcosa che merita la tua attenzione.” “Forse stai andando troppo veloce.” “Forse stai sopportando troppo.” Il problema non è l’...

Compiti e crisi quotidiane: come aiutare i figli a diventare autonomi senza litigare

Immagine
Succede in moltissime case, quasi ogni pomeriggio. Li chiami per fare i compiti, arrivano sbuffando, si siedono davanti al quaderno… e dopo pochi minuti parte la frase che conosciamo bene: “Ma io non so cosa devo fare.” A volte non hanno segnato i compiti sul diario. A volte non ricordano cosa hanno fatto in classe. Altre volte sembrano completamente disorientati, come se la scuola fosse terminata lì, sulla soglia dell’aula. E allora scatta il nervosismo: “Possibile che non ti ricordi niente?” “Te l’ho detto mille volte di segnare i compiti!” Ma fermiamoci un attimo. Questa difficoltà non nasce quasi mai da svogliatezza o da cattiva volontà. Nella maggior parte dei casi, è il segnale che l’autonomia non è ancora stata costruita , ma solo richiesta. L’autonomia non è innata: si impara Spesso pensiamo che, a una certa età, i bambini “dovrebbero” sapersi organizzare da soli. In realtà, nessuno nasce sapendo: gestire il tempo, pianificare un lavoro, ricordare consegne, partire ...

Quando in casa volano urla: cosa succede nei bambini che vivono in un ambiente conflittuale

Immagine
Ci sono case in cui il silenzio pesa più di mille parole, e altre in cui le parole diventano lame che tagliano l’aria. In alcune famiglie i litigi sono all'ordine del giorno: discussioni accese, urla, porte sbattute, oggetti lanciati, sguardi carichi di rabbia o di disprezzo. E in mezzo, spesso invisibile, c’è un bambino che osserva, ascolta, trattiene il respiro. Non serve che ci sia violenza fisica perché un bambino soffra: la conflittualità continua, le tensioni irrisolte e le parole ostili lasciano ferite silenziose, difficili da vedere ma profondamente reali. Il mondo interno del bambino Quando un bambino cresce in un ambiente dove i genitori litigano spesso, il suo cervello e il suo cuore si mettono in allerta. È come se vivesse costantemente in un piccolo stato di emergenza: non sa quando arriverà la prossima “tempesta” , ma sa che arriverà. 1. Vivere in allarme Il corpo reagisce come se fosse in pericolo: il battito accelera, i muscoli si tendono, l’adrenalina sale. Ne...

Colloquio di lavoro: 5 strategie per lasciare subito il segno

Immagine
Un curriculum ben fatto, curato e mirato all'obiettivo è sicuramente un ottimo biglietto da visita quando ci si presenta per un colloquio di lavoro. È ciò che apre la porta, che cattura l’attenzione e che racconta in modo sintetico chi sei e cosa sai fare. Ma il curriculum non può mostrare al 100% la tua identità: non può raccontare il tuo modo di approcciarti agli altri, il tuo atteggiamento, il tuo modo di lavorare. Ed è proprio al colloquio che avviene la vera differenza: lì emergono lo sguardo, la postura, la sicurezza che non diventa arroganza, la capacità di comunicare con umiltà le proprie competenze e la propria personalità. Ecco allora 5 consigli pratici per affrontare un colloquio e lasciare subito il segno : 1. Preparati sull'azienda e sul ruolo Prima di entrare in sala colloqui, dedica del tempo a studiare l’azienda: visita il sito web, leggi articoli recenti, guarda i profili social, cerca di capire i valori e la cultura aziendale. Conoscere la mission e la vision ...

Il valore dell’errore nell’apprendimento: da ostacolo a risorsa

Immagine
Quando parliamo di scuola, l’errore è spesso visto come un nemico da evitare a tutti i costi. Per molti bambini (e non solo) sbagliare significa fallire: prendere un brutto voto, deludere l’insegnante o i genitori, sentirsi meno bravi degli altri. Ma se ci fermiamo a riflettere, ci accorgiamo che senza errori non si impara. L’errore è una tappa inevitabile del percorso di crescita ed è proprio attraverso lo sbaglio che si costruiscono conoscenze più solide e durature. L’errore come parte del processo La pedagogia e la psicologia dell’apprendimento ci insegnano che l’errore non è un fallimento, ma un segnale prezioso. Indica dove si trova il bambino nel suo percorso di conoscenza e quali passaggi deve ancora interiorizzare. Jean Piaget parlava di conflitto cognitivo : quando il bambino si accorge che qualcosa non torna, nasce in lui la necessità di cercare nuove soluzioni. In questo modo lo sbaglio diventa la molla che spinge ad affinare le strategie, a rivedere i ragionamenti, ad all...

Il potere pedagogico della condivisione: alleggerire i pensieri che ci opprimono

Immagine
A volte un pensiero, un disagio o una preoccupazione sembra occupare tutta la nostra mente.  All’inizio può trattarsi di una piccola difficoltà quotidiana, ma se rimane chiusa dentro di noi, senza possibilità di confronto, tende a crescere e a trasformarsi in un ostacolo enorme. Più ci rimuginiamo, più quel peso si ingigantisce fino a diventare un macigno apparentemente insormontabile. Questo accade perché la nostra mente, nel tentativo di “risolvere” da sola la questione, finisce per alimentarla. Ogni volta che ci ripensiamo, aggiungiamo nuove sfumature di ansia e nuove preoccupazioni, fino a sentirci intrappolati in un circolo vizioso. Il potere della condivisione Un primo passo concreto per alleggerire questo peso è condividere . Parlare con qualcuno di fidato permette di: ridimensionare il problema, riportandolo a proporzioni più realistiche; riconoscere che non siamo soli, che altri vivono o hanno vissuto la stessa situazione; ricevere prospettive diverse, che ci aiuta...

BES temporanei: cosa sono e come supportarli in classe

Immagine
Quando parliamo di BES – Bisogni Educativi Speciali – è quasi immediato pensare a certificazioni, diagnosi e categorie ben precise. Ma non sempre è così. Ci sono alunni che, pur non avendo una disabilità o un disturbo specifico dell’apprendimento, possono attraversare un momento della loro vita in cui hanno bisogno di attenzioni particolari. Anche solo per un periodo limitato. Le tipologie di BES La scuola italiana riconosce ufficialmente tre grandi categorie di BES: Disabilità : alunni certificati ai sensi della Legge 104/92. Disturbi specifici di apprendimento (DSA) e altri disturbi evolutivi specifici : con diagnosi ai sensi della Legge 170/2010 (dislessia, disgrafia, disortografia, discalculia). Svantaggio socioeconomico, linguistico e culturale : legato a difficoltà familiari, condizioni economiche precarie, lingua madre diversa dall’italiano, percorsi migratori complessi. Accanto a queste categorie più “stabili”, c’è però un’altra realtà meno evidente ma altrettanto imp...