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Come sopravvivere in un ambiente di lavoro tossico (senza perdere te stesso)

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A volte il problema non è “non amare il proprio lavoro”, ma il contesto in cui lo si svolge . Un posto di lavoro può diventare tossico quando, invece di stimolare la crescita e la collaborazione, genera ansia, frustrazione, senso di inadeguatezza o isolamento . In questi casi non basta “fare spallucce”: serve consapevolezza, lucidità e protezione personale . Ecco come riconoscere un ambiente tossico e come sopravviverci senza smettere di essere te stesso. 1. Cos’è un ambiente di lavoro tossico Un ambiente tossico non è solo quello in cui esistono conflitti aperti o maleducazione. Spesso la tossicità è silenziosa e strisciante : si manifesta attraverso atteggiamenti, dinamiche relazionali e non detti che logorano lentamente il clima e le persone. Può essere un luogo dove: la comunicazione è scarsa o manipolatoria; la leadership è autoritaria o assente; prevalgono favoritismi, invidie e giudizi; manca il riconoscimento del lavoro svolto. Il risultato è un contesto in ...

I lavori ponte: quei periodi che non scegli, ma che ti costruiscono

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Ci sono momenti in cui ci si ritrova intrappolati in un lavoro che non ci piace più. Un lavoro che non ci stimola, non ci rappresenta, non ci fa sentire vivi. Eppure, a volte, non possiamo semplicemente lasciarlo andare : perché ci serve per costruire qualcosa di più grande, per raggiungere un obiettivo, per guadagnare punteggi, esperienza o stabilità. Ci diciamo “ è solo per un periodo ”, ma intanto quel periodo pesa. Ogni giorno, lo sforzo per trovare motivazione aumenta, mentre cresce la distanza tra ciò che facciamo e ciò che desideriamo davvero. Ci si sente come sospesi: non più dove si vorrebbe essere, ma non ancora dove si sogna di arrivare. È una terra di mezzo fatta di doveri, routine, e pensieri che si ripetono. In queste fasi, è facile sentirsi frustrati, demotivati, perfino sbagliati. Ogni mattina ci si alza con un peso sul petto, e spesso l’ansia arriva proprio nel tragitto verso quel posto che non sentiamo “nostro”. Ci si chiede: “Ma che senso ha tutto questo?” Eppure, fo...