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Docente di sostegno o docente per l’inclusione? Cambia il nome, non la sostanza

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Negli ultimi tempi si sente sempre più spesso parlare di un possibile cambiamento: il docente di sostegno potrebbe essere definito “docente per l’inclusione”. Una variazione terminologica che, almeno in apparenza, sembra solo formale. Ma chi lavora nella scuola sa bene che le parole non sono mai neutre. Dietro ogni nome c’è una visione, un’idea di ruolo, un modo di intendere la didattica e le relazioni. E allora mi sono fermata a pensarci. Davvero cambia qualcosa? Perché, a ben guardare, il docente di sostegno è sempre stato, o avrebbe dovuto essere, un docente per l’inclusione. Non è mai stato "l’insegnante dell’alunno con disabilità". Non nasce per lavorare in modo isolato, né per occuparsi solo di un singolo studente. Il suo compito è sempre stato molto più ampio: costruire ponti, facilitare la partecipazione, rendere accessibile la didattica, aiutare la classe a diventare un contesto in cui tutti possano trovare il proprio spazio. Inclusione, appunto. Eppure, nella pratic...