Disturbi del neurosviluppo in età prescolare: cosa sono, come si riconoscono e come intervenire a scuola
Cosa sono i disturbi del neurosviluppo
I disturbi del neurosviluppo sono condizioni che coinvolgono lo sviluppo del cervello e influenzano abilità fondamentali come il linguaggio, la comunicazione, il movimento, l’attenzione e la relazione sociale. In età prescolare possono manifestarsi con ritardi o atipìe nello sviluppo che è importante osservare con attenzione.
Tra i principali disturbi del neurosviluppo in questa fascia d’età troviamo:
Disturbi del linguaggio
Cosa sono?
I disturbi del linguaggio in età prescolare comprendono una varietà di difficoltà nella comprensione e/o produzione del linguaggio. Possono riguardare:
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Il ritardo semplice di linguaggio (RSL), in cui il bambino inizia a parlare più tardi, ma recupera nel tempo.
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I disturbi specifici del linguaggio (DSL), più complessi e persistenti, che coinvolgono aspetti fonologici, lessicali, morfosintattici e/o pragmatici.
Segnali d’allarme:
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A 2 anni: vocabolario inferiore a 50 parole, assenza di combinazioni di parole.
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A 3 anni: difficoltà a farsi comprendere, uso limitato di frasi.
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Scarsa comprensione delle consegne.
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Errori frequenti nella costruzione della frase.
Interventi educativi:
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Utilizzo di routine linguistiche e narrazione condivisa.
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Semplificazione del linguaggio verbale, uso di gesti e immagini.
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Attività ludiche che stimolano l’ascolto, la denominazione, l’imitazione.
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Collaborazione con la logopedista per costruire un ambiente comunicativo supportivo.
Disturbi dello spettro autistico (ASD) 👈 (Lascio il link per chi non avesse letto il post interamente dedicato all'argomento)
Cosa sono?
I disturbi dello spettro autistico sono condizioni del neurosviluppo che si manifestano precocemente e coinvolgono due aree principali:
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Comunicazione e interazione sociale: difficoltà nel contatto visivo, nello scambio emotivo e relazionale, nel gioco simbolico.
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Comportamenti e interessi ripetitivi o ristretti: routine rigide, movimenti stereotipati, forte attaccamento a oggetti.
Segnali d’allarme:
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Mancato contatto oculare e scarso sorriso sociale.
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Assenza di risposta al nome.
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Difficoltà nel gioco condiviso o simbolico.
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Iper- o ipo-reattività a stimoli sensoriali.
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Ritardo nel linguaggio o linguaggio ecologico (ripetizione non funzionale).
Interventi educativi:
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Strutturazione dell’ambiente e delle attività.
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Uso della Comunicazione Aumentativa Alternativa (CAA).
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Rinforzi positivi, attività prevedibili e visive.
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Supporto alla relazione e al gioco attraverso la mediazione dell’adulto o dei pari.
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Collaborazione stretta con i terapisti (psicomotricista, educatore, logopedista, NPI).
Disturbi della coordinazione motoria (DCD)
Cosa sono?
Il Disturbo dello Sviluppo della Coordinazione (DCD), noto anche come “disprassia”, comporta difficoltà significative nella coordinazione dei movimenti, che interferiscono con le attività quotidiane.
Segnali d’allarme:
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Difficoltà nei movimenti fini: usare le forbici, colorare, costruire.
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Goffaggine nel camminare, salire le scale, correre.
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Scarso controllo del corpo e della postura.
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Ritardo nell'acquisizione dell'autonomia (vestirsi, mangiare).
Interventi educativi:
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Proposte di psicomotricità educativa in piccolo gruppo.
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Attività di manipolazione e pregrafismo adattate.
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Aiuti visivi o fisici per la sequenza dei gesti.
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Tempi distesi, valorizzazione dello sforzo più che del risultato.
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Collaborazione con il terapista della neuropsicomotricità.
Ritardi globali dello sviluppo
Cosa sono?
Si parla di ritardo globale dello sviluppo quando un bambino mostra difficoltà significative in due o più ambiti tra:
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Linguaggio
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Motricità
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Cognizione
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Relazione sociale
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Autonomia
È una condizione che richiede valutazione clinica, in quanto può essere transitoria oppure segnale di un disturbo più strutturato (es. disabilità intellettiva).
Segnali d’allarme:
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Assenza o rallentamento evidente in più aree di sviluppo rispetto ai coetanei.
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Difficoltà a partecipare ad attività di gruppo.
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Comunicazione limitata, anche non verbale.
Scarsa curiosità verso l’ambiente.
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Reazioni emotive poco adeguate o assenti.
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Difficoltà di regolazione comportamentale.
L'importanza della diagnosi precoce
Una diagnosi precoce, già in età prescolare (2-5 anni), è fondamentale per attivare tempestivamente percorsi di potenziamento e abilitazione. Alcuni segnali da osservare:
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Ritardo nello sviluppo del linguaggio o dell'autonomia.
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Scarso contatto oculare, difficoltà a interagire con gli adulti o i pari.
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Movimenti stereotipati o comportamenti ripetitivi.
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Difficoltà a comprendere le istruzioni o mantenere l’attenzione.
La valutazione viene solitamente condotta da un' équipe multidisciplinare (neuropsichiatra infantile, logopedista, psicomotricista, psicologo) e può sfociare in una certificazione utile per attivare interventi scolastici mirati.
Quali interventi a scuola?
Anche nella scuola dell’infanzia è possibile attivare strategie educative e didattiche efficaci:
Osservazione sistematica
Cosa significa:
Osservare in modo sistematico vuol dire raccogliere informazioni strutturate e continuative sul comportamento, le abilità e le difficoltà del bambino nel contesto scolastico.
A cosa serve:
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Rilevare segnali precoci di disagio o atipie nello sviluppo.
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Documentare progressi o difficoltà nel tempo.
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Fornire elementi concreti per attivare segnalazioni o confronti con i servizi sanitari.
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Monitorare l’efficacia degli interventi educativi messi in atto.
Come si fa:
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Annotazioni quotidiane o settimanali su griglie osservative.
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Osservazioni su più contesti (gioco, cerchio, attività strutturate).
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Focus su linguaggio, motricità, relazione, attenzione, comportamento.
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Attenzione a non etichettare ma a descrivere i comportamenti osservabili.
Personalizzazione delle attività
Cosa significa:
Adattare proposte e modalità operative tenendo conto delle caratteristiche e dei bisogni specifici di ciascun bambino.
Come si attua:
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Offrire tempi più distesi o pause strutturate.
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Proporre attività individuali o in piccolo gruppo.
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Utilizzare materiali facilitanti o multisensoriali.
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Valorizzare i punti di forza (es. competenze visuo-spaziali, interesse per il ritmo, ecc.).
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Rispettare i tempi di attenzione e il bisogno di prevedibilità.
Obiettivo:
Consentire al bambino di partecipare attivamente alla vita scolastica e di vivere esperienze di successo.
Routine strutturate e ambienti prevedibili
Perché sono importanti:
I bambini con disturbi del neurosviluppo spesso faticano a gestire la novità e l’imprevedibilità. Le routine forniscono sicurezza, riducono l’ansia e favoriscono l’autonomia.
Come fare:
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Mantenere orari stabili e sequenze di attività riconoscibili.
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Utilizzare agende visive, cartelloni, foto, simboli per anticipare i passaggi della giornata.
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Organizzare gli spazi con angoli chiari e delimitati (gioco simbolico, lettura, costruzioni…).
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Segnalare con anticipo i cambiamenti (es. visite, uscite, assenze).
Comunicazione Aumentativa e Alternativa (CAA)
Cos'è:
È un insieme di strategie, strumenti e modalità che supportano o sostituiscono il linguaggio verbale, favorendo la comunicazione e la comprensione.
Quando è utile:
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In presenza di ritardi o assenza del linguaggio verbale.
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Quando il bambino non riesce a esprimere bisogni, emozioni o preferenze.
Esempi:
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Utilizzo di pittogrammi, tabelle visive, PECS, oggetti simbolici.
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Scelta di simboli semplici e coerenti.
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Inserimento progressivo all’interno delle routine scolastiche.
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Coinvolgimento dell’intero team educativo e della famiglia.
Coinvolgimento dei pari
Perché è fondamentale:
I bambini apprendono moltissimo dai coetanei. Il gruppo può diventare una risorsa educativa, se ben guidato.
Come promuoverlo:
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Attività cooperative in coppia o piccolo gruppo.
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Giochi di ruolo, circle time, laboratori espressivi.
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Attenzione ai “mediatori relazionali”: bambini particolarmente empatici e disponibili.
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Educazione all’empatia, al rispetto e all’accoglienza della diversità.
Collaborazione scuola-famiglia-servizi
Un lavoro di squadra
Il benessere del bambino si costruisce attraverso un progetto condiviso e costante tra tutti gli adulti di riferimento.
Azioni concrete:
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Colloqui frequenti e trasparenti con la famiglia.
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Scambio di osservazioni, materiali e strategie.
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Partecipazione degli insegnanti a incontri con ASL e specialisti (es. GLO, PEI).
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Scrittura condivisa di obiettivi educativi realistici e coerenti.
Conclusione: osservare, accogliere, intervenire
I bambini con disturbi del neurosviluppo non sono "in ritardo" rispetto a una norma rigida, ma seguono traiettorie di sviluppo differenti. L’obiettivo della scuola dell’infanzia è accogliere queste differenze, creare ambienti inclusivi e promuovere il benessere di tutti.
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Grazie ❤
Prof. Giuliana
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