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Inclusione scolastica: un percorso in 9 tappe per accogliere davvero ogni alunno

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L'inclusione è un percorso che richiede consapevolezza, intenzionalità e azione. Non basta "aprire le porte": serve creare spazi in cui ognuno possa sentirsi visto, ascoltato e valorizzato. In questo post esploriamo le diverse fasi del processo di inclusione, dal primo contatto alla piena partecipazione, per capire come   tradurre i principi dell’inclusione in strategie efficaci e misurabili. 🔎La prima fase di tale processo consiste nella " Valutazione diagnostica":  rappresenta un momento fondamentale per comprendere i bisogni, le risorse e le potenzialità della persona da includere.  Cosa significa, in pratica? È un'analisi iniziale che ha l’obiettivo di raccogliere informazioni complete e dettagliate su vari aspetti della persona: Cognitivi : come apprende, quali sono le sue capacità, i suoi punti di forza e le aree da potenziare. Relazionali ed emotivi : come si rapporta agli altri, come gestisce le emozioni, se ha vissuto situazioni che influ...

Disturbo dello spettro autistico: caratteristiche, livelli e strategie educative

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  Il disturbo dello spettro dell'autismo rientra tra le psico-patologie caratterizzate da una compromissione generalizzata in diverse aree dello sviluppo psico-motorio. Per diagnosticarlo è necessario che vi siano alcune condizioni peculiari: 🍀 una grave compromissione nell'interazione sociale reciproca; 🍀 un repertorio fortemente ristretto di attività e di interessi; 🍀 un grave ritardo del linguaggio; 🍀 rituali e/o fenomeni compulsivi, movimenti stereotipati e ripetitivi; 🍀 auto-aggressività. Secondo i criteri diagnostici del DSM-5, per poter diagnosticare un disturbo dello spettro dell'autismo, i sintomi devono manifestarsi già nelle prime fasi dello sviluppo e causare una compromissione clinicamente significativa del funzionamento in ambito sociale, lavorativo o in altre aree della vita considerate importanti. Come si manifestano i sintomi più comuni? Lo sviluppo sociale nei soggetti con disturbo dello spettro autistico è spesso segnato da una carenza nei comportam...

Un Sistema che non cura, ma contiene!

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  Oggi ho bisogno di sfogarmi. Sono profondamente arrabbiata! Arrabbiata con il sistema in cui viviamo, con le priorità completamente sbagliate di questo Paese. Con tutte quelle situazioni che dovrebbero essere semplici, logiche, umane… e che invece diventano ingiuste, assurde, irrisolvibili. Voglio raccontarvi un episodio che mi ha scossa nel profondo. Chi ha letto il mio post precedente sul Disturbo Oppositivo Provocatorio ricorderà della nuova ragazza di cui parlavo. (Se ve lo siete perso, vi invito a leggerlo [ qui il link ] per avere un quadro più completo.) Questa mattina, appena arrivata a scuola, una collega mi informa che quella ragazza non sta bene, e che vuole tornare in comunità. Mi precipito a capire cosa sia successo. Scopro che da qualche giorno in comunità le stanno somministrando dei calmanti, probabilmente per gestire i suoi comportamenti oppositivi. E non era la prima volta che assistevo a una cosa simile. Abbiamo altre ragazze provenienti da altri centri sim...

Attaccamento sicuro, evitante, ambivalente e disorganizzato: una guida pratica per capirli

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  Il cervello del bambino, ancora in fase di sviluppo, non è in grado di funzionare in completa autonomia e necessita del supporto e dell’interazione con la propria figura di attaccamento, in un’ottica di complementarità . Attraverso la relazione con il caregiver e l'interazione con l'ambiente, il bambino apprende quali comportamenti sono ritenuti adeguati nelle diverse situazioni e sviluppa gradualmente la capacità di regolare e monitorare le proprie emozioni. In assenza di queste relazioni fondamentali, il bambino rischia di andare in uno stato di confusione e disorientamento emotivo. Quando la figura di attaccamento è sufficientemente presente e sintonizzata con i bisogni del bambino, quest’ultimo tende a mostrarsi sereno, sorridente, giocoso ed esplorativo. Al contrario, in assenza di tale sintonia, il bambino può assumere un atteggiamento diffidente, ambivalente e frustrato, manifestando anche rabbia e segnali di sofferenza emotiva. Su YouTube è disponibile un video che...

Disturbo Oppositivo Provocatorio a scuola: come riconoscerlo e affrontarlo

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  Nella mia scuola è recentemente arrivata una ragazza che vive in una comunità per minori a rischio. Fin dal suo ingresso ha mostrato atteggiamenti aggressivi, provocatori e poco rispettosi delle regole. Si presenta spesso in atteggiamento di sfida, con un comportamento ostile e costantemente sulla difensiva.  Questo suo modo di fare mi ha subito riportato alla mente i contenuti di vari manuali studiati, e, sebbene non vi sia ancora una diagnosi ufficiale, ho pensato subito alla possibilità di un Disturbo Oppositivo Provocatorio (D.O.P.). Molti segnali sembrano coerenti con questo disturbo, e la preoccupazione di alcuni miei colleghi è che questa ragazza possa diventare fonte di problemi e tensioni nella classe. Tuttavia, credo che un approccio più informato e consapevole possa aiutare non solo a prevenire situazioni critiche, ma anche a favorire un clima più inclusivo e costruttivo. Ecco perché ritengo importante approfondire il D.O.P,  per cercare di comprendere meglio...

La relazione d’aiuto: educare senza dirigere

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La relazione d'aiuto si riferisce all'impegno autentico nel prendersi cura di un’altra persona, offrendo sostegno, incoraggiamento e attenzione sincera ai suoi bisogni, con l’obiettivo di favorirne la crescita e il benessere. Essa può  svilupparsi all'interno di contesti formali, come la scuola, in contesti non formali, come la famiglia, e in contesti informali, trovando spazio tanto nelle relazioni professionali quanto in quelle quotidiane e spontanee. La relazione d'aiuto si fonda sul principio della non direttività: chi offre supporto non impone soluzioni né suggerisce cosa fare. Anche se tutte le relazioni educative, formali, informali o non formali, sono per loro natura asimmetriche, ciò non implica che debbano necessariamente assumere un carattere direttivo.  Questo tipo di relazione è centrata sulla persona, non semplicemente sui suoi problemi o difficoltà. Inoltre, colui che si trova nella posizione di offrire il proprio sostegno, non deve mai assumere un ruolo ...

Oggi vi racconto della "Casa degli orrori: restare quando invece vorresti scappare " (Parte 2)

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  Per chi si fosse perso la prima parte vi lascio qui di seguito il link: la casa degli orrori: un intervento disperato!                                                                                                      Nota sulla privacy: a l fine di tutelare la privacy della famiglia coinvolta, alcune informazioni sono state modificate e dettagli anonimi sono stati utilizzati in questa narrazione. La storia raccontata è reale, ma alcuni aspetti sono stati adattati per garantire la protezione della famiglia e delle persone coinvolte. Le prime settimane in quella famiglia sono state durissime. Mi sono trovata davanti ad una realtà che metteva alla prova non solo le mie competenze educative, ma anche la mia stabilità emotiva. Non ...